Ambrosiana

Il Virgilio Ambrosiano di Francesco Petrarca NA

Il Virgilio Ambrosiano di Francesco Petrarca

NA

  • TITOLO

    : Il Virgilio Ambrosiano di Francesco Petrarca
  • AUTORE

    : NA
  • DATA

    : 1300-1326
  • TIPOLOGIA

    :
  • TECNICA

    :
  • DIMENSIONI

    : 41O x 265 mm
  • SOGGETTO

    :
  • SCUOLA PITTORICA

    :
  • SALA

    : Non esposta

Francesco Petrarca raccolse, nel corso della sua operosa vita di studioso, una biblioteca invidiabile, aperta agli amati classici e ai Padri. Ricercò testi fino ad allora poco diffusi; intrecciò re­lazioni che gli consentirono di incrementare progressivamente i volumi del proprio armarium. Con le sue note di lettura, le collazioni e le congetture affidate ai margini dei suoi libri rinnovò la circolazione di molte opere poco frequentate nel Me­dioevo: esemplare il caso delle Decadi di Tito Livio e di alcune orazioni di Cicerone, come la Pro Archia. Il più celebre mano­scritto che gli appartenne, il Virgilio Ambrosiano, per la ferma volontà del cardinale Federico Borromeo fu acquisito per la Biblioteca Ambrosiana.

La fama del codice è legata all”‘allegoria virgiliana”, miniatura del pittore senese Simone Mar­tini, voluta da Petrarca come deliziosa anticamera al volume, e, soprattutto, a quelle otto righe, sul verso del foglio di guar­dia anteriore, in cui egli rammentò il fato di Laura; proprio in questa commossa e letteratissima nota obituaria Petrarca con­fermò ai posteri che quello era il libro che spesso tornava sot­to i suoi occhi, qui sepe sub oculis meis redit. E in un certo senso fu il libro che ebbe più caro, tanto da accreditare la leggenda che egli morisse reclinando il capo proprio su quelle pergame­ne da lui fittamente annotate nel corso della sua vita. Il mano­scritto trasmette Bucoliche, Georgiche ed Eneide di Virgilio, ac­compagnate dall’esegesi di Servio, ff. 2r-233r; seguono l’Achil­leide di Stazio con accessus e commento, ff. 233v-248v, quattro odi di Orazio (II 3, II 10, II 16 e IV 7), con il commento dello pseudo Acrone e glosse di origine medievale, ff. 249r-250v, e due spiegazioni al Barbarismus, terzo libro dell’Ars maiordi Elio Donato, ff. 25lr-269v.
A questo grande libro Petrarca affidò un numero impressionante di postille, che assommano a qua­si 2500: dal 1338 al 1374, come testimoniano le differenze nel­la scrittura, Francesco non cessò mai di affidare ai margini del suo monumentale volume le proprie riflessioni.

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