LA PALMA DI FEDERICO BORROMEO

Descrizione dell’opera
Il manufatto, che è stato oggetto di restauro, è una scultura-fontana a forma di palma, alta circa 270 cm e larga 170 cm. Il fusto, lungo 170 cm con un diametro di 26 cm, culmina in un bulbo di 95cm di altezza e di 40 cm di diametro, da cui si diramano sei giri di foglie di tre misure differenti, per un totale di 32 elementi.
L’opera, originariamente fissata ad un basamento lapideo, è costituita da un tubo interno in ferro, adibito al trasporto verticale dell’acqua e rivestito da lamine di rame che simulano la corteccia. Alla sommità è fissato un bulbo in lega di rame, di forma ovoidale, con fori per la fuoriuscita dell’acqua. Alla base della palma è presente un serpente arrotolato in atto di mordersi la coda che, a differenza della palma, è realizzato in lega di bronzo e fuso a cera persa.

Opera d’arte: Scultura – fontana
Titolo: Palma di Federico Borromeo
Autore: 
Numero d’inventario: 
Data: 1600 circa
Materiali e tecnica: Lamina di rame, ferro, bronzo fuso a cera persa
Dimensioni: 270 cm circa di altezza e 170cm circa di diametro massimo
Provenienza: Milano, Pinacoteca Ambrosiana
Persona da contattare in Amborsiana:
Ente di tutela: Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Milano
Restauratori: Marco Demmelbauer, Laboratorio di restauro metalli, ceramica e vetro del CCR
Contatti: 

Andrea Meldolla - lo Schiavone, Adorazione dei Magi, 1547
Contesto storico
L’opera fu commissionata dal cardinal Federico Borromeo intorno al 1600 e realizzata dallo scultore Gian Andrea Biffi a partire dal modello dell’ingegner Fabio Mangone. Costituisce simbolicamente il “punto zero” della città, il punto che Leonardo da Vinci, in una mappa del Codice Atlantico, individua come il vero centro di Milano.
Originariamente collocata nel peristilio della Biblioteca Ambrosiana, era stata fatta realizzare dal cardinale come simbolo di “sapienza e rigenerazione”, caratteristiche associate alla palma sin dalle tradizioni più antiche. Posta in quel luogo, era quindi pensata per dare ristoro e infondere saggezza gli studiosi nei momenti più duri. Negli anni Ottanta secolo scorso, la scultura fu però trasferita nella cripta della chiesa di San Sepolcro, dove è stata rinvenuta in occasione dell’intervento di restauro.

Storia conservativa
Nel corso del tempo l’opera ha subito interventi di manutenzione. In questo senso, ai restauri degli anni Sessanta e Novanta si devono: l’inserimento di viti, l’integrazione nella parte superiore di lamine di rame, la presenza di saldature a piombo al di sopra delle foglie, il ritocco con vernice verde e l’inserimento della palma in un basamento in cemento, realizzato in occasione del trasferimento del manufatto nella cripta.

L’opera prima del restauro
Prima del restauro la superficie presentava segni di ossidazione e di corrosione, presumibilmente dovuti anche all’impiego del manufatto come fontana.
Si potevano notare la flessione e il distacco della lamina di rame e delle abrasioni sulla superficie del bulbo, spesso associate alle saldature in stagno, mentre l’innesto del tronco della palma appariva fratturato, localmente deformato e distaccato dal basamento originario.

Il coinvolgimento didattico  
Le specifiche tecniche esecutive e lo stato di conservazione del manufatto sono risultate particolarmente interessanti per il coinvolgimento degli studenti del corso di Laurea in Conservazione per i Beni Culturali, nel settore PFP4 dedicato al restauro dei manufatti in ceramica, vetro e metallo che hanno interagito con i tecnici restauratori e con gli scientifici nello studio del manufatto.

Gli obbiettivi del restauro
Grazie al sostegno del Rotary Club Milano Aquileia, il restauro ha mirato a ripristinare lo stato di conservazione e la valenza estetica dell’opera.
Per questo motivo, la scultura è stata smontata in loco e trasportata nei laboratori del Centro Conservazione Restauro “La Venaria Reale”, dove è stata sottoposta alle operazioni di analisi, di documentazione e di restauro. È stato inoltre condotto uno studio dell’ambiente di conservazione in modo da definire le migliori condizioni di esposizione del manufatto. In questo senso è importante sottolineare che la Palma è tornata ad essere il simbolo della Biblioteca Ambrosiana, ma non più nella sua funzione originale di fontana, bensì come opera d’arte collocata in cima allo scalone d’onore della Pinacoteca, dove può essere ammirata da tutti i visitatori.

Le fasi del restauro
Il restauro è stato affiancato da un lavoro di documentazione fotografica digitale in alta risoluzione prima, dopo e durante l’intervento e dalle indagini scientifiche del caso, tra cui raggi x, UV e infrarossi.
Le varie parti del manufatto sono state pulite con aspiratori e pennelli morbidi e sono stati rimossi i protettivi presenti sulle superfici mediante solventi.
Successivamente, le parti metalliche sono state pulite con due modalità differenti: o asportando i prodotti di corrosione ritenuti dannosi per la conservazione dell’opera, pur mantenendo l’aspetto storico conferito dalle patine stabili e conservative, o assottigliando i prodotti di corrosione del rame mediante prodotti chimici. Nel cso di questa seconda operazione sono stati eseguiti anche approfonditi risciacqui e trattamenti di disidratazione.
In seguito, sono state pulite le superfici lapidee mediante soluzioni a base di sali inorganici, sono stati rimossi residui cementizi con l’impiego di ultrasuoni e sono stati eseguiti dei trattamenti stabilizzanti dei metalli, applicando prodotti di inibizione della corrosione e convertitori di ruggine.
È stato inoltre realizzato un supporto, posto nella parte interna del tronco, e sono stati ricollocati e fissati gli elementi distaccati, cercando di riproporre il sistema di vincolo originario.
Infine, sono stati accordati cromaticamente gli elementi oggetto di precedenti restauri e, il tutto è stato imballato, trasportato e rimontato in situ, nella nuova collocazione, rispettando l’impostazione filologica dell’intervento.
È stata inoltre effettuata una ricostruzione virtuale in 3D dell’opera, in modo da favorirne misurazioni e visualizzazioni non raggiungibili attraverso metodi classici di imaging.