Biblioteca Ambrosiana
Inaugurata l’8 dicembre 1609 dal Cardinale Federico Borromeo, la Biblioteca Ambrosiana fu una delle prime al mondo ad aprire le sue porte a chiunque sapesse leggere e scrivere. Un luogo di dialogo tra diverse culture, nato per essere patrimonio condiviso.
L’eroica et immortal libreria
Galileo Galilei a proposito della Biblioteca Ambrosiana, 1623
Un tempio del sapere che custodisce manoscritti e tesori antichi
Venne concepita dal fondatore come un centro di studio e di cultura: egli volle infatti che fiorissero in essa altre istituzioni come il Collegio dei Dottori (1604), la Pinacoteca (1618), l’Accademia del Disegno (1620).
Ricca di oltre un milione di stampati (tra cui migliaia di incunaboli e cinquecentine), quasi quarantamila manoscritti (tra cui il celeberrimo Codice Atlantico e alcuni tra i più importanti manoscritti esistenti al mondo) in italiano, latino, greco, arabo, siriaco, etiopico, copto, cinese (e molte altre lingue), dodicimila disegni (di Raffaello, Pisanello, Leonardo e altri illustri maestri), ventiduemila incisioni e altre rarità (mappe antiche, manoscritti musicali, pergamene e papiri), la Biblioteca si presenta come una delle più importanti a livello mondiale.
Già il Cardinal Federico la volle con una impronta multiculturale e orientata al dialogo: egli infatti scriveva che anche i libri appartenenti a culture e fedi diverse dalla cristiana possono a noi recare diversi giovamenti e farci venire in cognizione di molte cose belle e giovevoli molto.
La peculiare ricchezza dei testi relativi alla filosofia, alle teologie cristiana e delle altre religioni (in primis Islam ed Ebraismo), alle diverse letterature antiche e moderne rende l’Ambrosiana un vero e proprio “scrigno” nel quale si può incontrare la ricerca del Vero che ha appassionato da sempre l’animo umano, sotto ogni sole e durante ogni epoca.

